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4 agosto 2013

{XCIV} Piroscafo PATRIA


Se il Castello Baradello, dominante la città è assunto a simbolo storico di Como, il piroscafo Patria lo affianca negli affetti di tutti i lariani e non solo...Ora è ormeggiato di fronte a Villa Olmo a farsi ammirare nella sua nuova veste. Sul ponte di prua ascolto le note di una canzone d’epoca provenienti dalla fisarmonica di un’artista di strada. Chiudo gli occhi e complice un leggero beccheggio mi sembra di navigare.









STORIA DEL PATRIA
Alla fine della Prima Guerra Mondiale, nel 1918, la "Lariana", società allora esercente il servizio di navigazione sul Lago di Como, per far fronte al numero sempre maggiore di passeggeri, avvia un programma di adeguamento della propria flotta, con il rinnovamento dei vecchi natanti, la realizzazione di un nuovo cantiere a Dervio e la costruzione di due nuovi piroscafi, i battelli gemelli "Savoia" (che prenderà poi il nome di "Patria"), varato il 31 luglio del 1926, e il "28 Ottobre", varato il 2 novembre 1926. A differenziarli solo il numero di strisce bianche orizzontali sul fumaiolo: uno per il "Savoia" e due per il "28Ottobre". Il 28 maggio 1927 il re Vittorio Emanuele III giunge a Como per l'inaugurazione delle Esposizioni del Centenario Voltiano a Villa Olmo. Dopo l'inaugurazione, il re s'imbarca sul piroscafo "Savoia" per una crociera in centro lago. Il "Savoia" è scortato dai piroscafi "Plinio" e "28 Ottobre". Il 15 giugno 1935 il "Savoia" e il "28 Ottobre" vengono impiegati dalla Lariana per il IV Raduno Lariano dell'Associazione Volontari di guerra "Azzurri di Dalmazia". In quest'occasione i due piroscafi trasportano da Como a Lecco e ritorno oltre 1500 volontari. Nel 1942, a causa dell'oscuramento notturno imposto dalla guerra, il "Savoia" si arena alla foce del torrente Liro a Gravedona. In seguito alla caduta del regime fascista, il 25 luglio 1943, il Comando di Presidio di Como richiede al presidente della Lariana comm. Felice Baragiola il cambio dei nomi dei piroscafi. Il "Savoia" prese il nome di "Patria" ed il "280ttobre" quello di "Concordia". Dalla fine del 1944 le incursioni aeree alleate attaccano anche i mezzi della navigazione. Nel gennaio del 1945 II "Patria", insieme al piroscafo "Bisbino", vengono mitragliati in centro lago. Sul "Patria" si contarono 5 morti e 17 feriti. Alla fine della guerra lo stato della flotta della Lariana è disastroso. Nel dopoguerra la Lariana è alle prese con una gravissima crisi economica, dovuta agli ingenti danni subiti. Ciononostante la Società riesce a compiere alcune importanti migliorie sulla flotta. Il 21 agosto 1952, dopo anni di discussioni, la Lariana è costretta a cessare il proprio servizio. Alla Lariana subentra la Gestione Commissariale Governativa, che rileva gran parte della flotta. Il 27 giugno 1966 il Patria torna a navigare dopo essere stato rimesso a nuovo, pitturato tutto di bianco con la ciminiera bassa a strisce rosse. Il 1° agosto 1969 il Ministro dei Trasporti nomina gestore della Navigazione l'ispettore generale Pietro Santini che diede il via a un ammodernamento della flotta. Così, il 10 giugno 1973, il Patria viene ripresentato all'utenza con paratie di vetro che permettono di vedere il lavoro delle ruote a pale, con il salone di prima classe arredato con divani e poltrone di pelle rosso scuro, con il soffitto a mosaico, il parquet lucido secondo gli schemi originali di costruzione. All'inizio degli anni '90 l'utilizzo dei piroscafi sul lago di Como ha una forte contrazione: il "Patria" viene posto in disarmo, mentre il "Concordia", abitualmente utilizzato ogni domenica, viene sottratto al servizio di linea e riservato ai soli noleggi.

I NUMERI DEL PATRIA
Lo scafo ha una lunghezza fuori tutto di 53,77 metri, una larghezza di 6,40 metri (che raggiunge i 12,30 metri con le ruote) e un'altezza laterale di 2,60 metri. Il piroscafo ha un'immersione a pieno carico di 1,35 metri ed un dislocamento di 209,95 tonnellate che diventano 286,14 a pieno carico. La portata iniziale era di 900 persone e l'equipaggio di 10, fra cui 2 macchinisti e 2 fuochisti.La potenza del piroscafo era di 660 CV e la velocità massima di 28 km/h. Il consumo orario era di 450 kg di carbone.
(Testo tratto da una brochure distribuita a bordo)

29 luglio 2013

{XCIII} 23011* giorni


È la memoria materna che mi dice “era di sabato e suonavano le campane del mezzogiorno”.
Era l’anno santo. La TV non c’era ancora a dirci che per superare il grande caldo di quell’estate, bisognava mangiare frutta e verdura, di bere molto e non uscire di casa al pomeriggio. Erano tutte cose che la gente sapeva senza aver letto libri e ascoltato  conferenze. La saggezza dell’esperienza tramandata a voce. Tutto questo 23011* giorni fa.




Fate quel che potete, con ciò che avete, dove siete.
Theodore Roosvelt (1858 – 1919)
26° presidente USA

*ora i conti tornano
(evitato il falso in bilancio)

25 luglio 2013

{XCII} Post Card



Vado ad aprire la cassetta delle lettere e trovo una cartolina illustrata. Ebbene sì, esistono ancora nonostante il mondo collegato 24/24. Sono spedite con tanto di francobollo da 0,70 €, leccato e incollato. L’ammiro per un po’, i posti li conosco, sempre di grande fascino. La giro e trovo le firme di tutti…, grazie.

Post Card - photo Stefano Zardini
Agosto 2008
Agosto 2008
Agosto 2008
Agosto 2008

23 luglio 2013

{XCI} Rosso cielo


È in questi momenti che bisogna cercare nella memoria ciò che ci ha più colpito ed emozionato. Usare la memoria come propellente ecologico del nostro essere. Un film e la foto di un amico oggi mi serviranno per il “pieno”.





Senti Mirco, ma tu ci vedi?
Sì, sì.. e te da quand'è che sei così?
Sono...dalla nascita, e i colori come sono?
Sono belli!
Il tuo preferito?
Il blu
Com'è?
Il blu... è come quando vai in bicicletta e il vento ti spiaccica in faccia, oppure come il mare.
Il marrone - senti- è come la corteccia di questo albero.. è ruvida, senti!
E il rosso?
Il rosso è come il fuoco, è come il cielo al tramonto!

(dal film “Rosso come il cielo” di Cristiano Bortone)
 

14 luglio 2013

{XC} il NOME del fiore

All’inizio era un fiore senza nome, questo solo per me, naturalmente. Il germoglio cominciava a presentarsi verso la fine di giugno e poi con tutta calma sbocciava. Molto era il tempo impiegato per mostrarsi, però poi si lasciava ammirare a lungo. Mi ha sempre intrigato questo suo modo di essere. Dietro un’apparente riservatezza nascondeva un gran voglia di far parte, da protagonista, del giardino. Sembrava volesse comunicare qualche cosa di importante, una specie di messaggio fuori dal tempo ma legato al tempo stesso. Al ritorno da una camminata, sento amici che parlano di fiori e allora pongo loro il quesito; conoscete un fiore che è alto così, grosso così e di colore biancoblu…? Poco dopo la mia domanda, il fiore, anche per me aveva finalmente un NOME...









L'agapanto (Agapanthus L’Hér.) è un genere di piante erbacee perenni
appartenenti alla famiglia delle Liliaceae e originarie del Sudafrica.
Il nome deriva dal greco agàpe (amore) e ànthos (fiore).
Il fiore, appunto, dell'agapanthus è di colore blu cielo
ed è raccolto come a formare un grande ombrello.
Può raggiungere fino a 60 cm di altezza.

L'Hér.
abbreviazione standard utilizzata per le piante descritte da
Charles Louis L'Héritier de Brutelle (1746 – 1800)




1 luglio 2013

{LXXXIX} Omaggio a...

Si va a Villa Ghirlanda di Cinisello Balsamo a vedere la mostra dedicata al fotografo Gabriele Basilico (1944-2013). Paesaggi urbani, rigorosamente in b/n. Al ritorno sosta a Bovisio Masciago, dove scopro l'esistenza del basilico rosso...








17 giugno 2013

{LXXXVIII} Ninfee










Nel linguaggio dei fiori, alla ninfea sono accostati molti significati; stima, freddezza, ammirazione, amore platonico, castità, purezza di cuore e simbolo dell'alba...ognuno può scegliersi il proprio.


30 maggio 2013

{LXXXVI} Le cave di pietre - Albese con Cassano





A nord del vecchio centro storico di Albese, sono tuttora presenti le tracce ben visibili di tre cave di pietra da costruzione. La prima cava ad essere sfruttata in ordine di tempo è stata la quella detta di Rundinina, di proprietà della famiglia Torchio. Secondo alcune testimonianze, questa cava fu probabilmente attivata in occasione della nuova Chiesa Parrocchiale di S. Margherita, nella seconda metà del 1700 e fu dismessa verso la metà del secolo successivo. Verso la metà del secolo XIX, dopo la chiusura della cava di Rundinina, fu aperta la seconda, posizionata al confine con la proprietà Seveso. Infine, dopo l’abbandono della seconda cava, venne dato avvio allo sfruttamento della terza, detta di Fusana (o Fossana), abbandonata definitivamente nei primi anni ’60. Lo spettacolo è imponente: il fronte di cava è semicircolare e da un interstrato a circa metà altezza della parete si verifica uno stillicidio costante di acque (in periodi di forti piogge è particolarmente impressionante e cospicuo) che favorisce la crescita di una vegetazione particolare di muschi. Una recente ricerca ha stabilito che dette acque provengono dal torrente Cosia. Da queste cave venivano estratti soprattutto blocchi di Calcare di Moltrasio, di colorazione dal grigio al beige, con liste e noduli di selce, in genere ben stratificati e separati da sottili livelli argilloso-marnosi. I blocchi ricavati, dal peso di circa 30-40 Kg e dalle dimensioni di circa 20-25 cm di altezza per 30-40 cm di lunghezza, venivano caricati su robusti carri, i “Car” e trasportati a valle; dopo aver attraversato le vie del centro storico, pesati sulla pesa pubblica ancora oggi esistente in Via Vittorio Veneto - angolo Via IV Novembre. In alcuni giorni transitavano per la “pesata” anche 15 carri carichi; da qui i carri intraprendevano il viaggio verso i paesi del circondario, in particolare Cantù. Questi blocchi venivano usati, fino alla metà del secolo scorso, per lo più come materiali da costruzione. Le pietre meno pregiate dal punto di vista estetico servivano per realizzare i piani superiori degli edifici e successivamente intonacate. Molti sono gli edifici realizzati in Albese con le pietre di queste cave, come pure i muri di cinta o di contenimento presenti per le vie del paese. (testo tratto da una pubblicazione del comune di Albese con Cassano)

18 maggio 2013

{LXXXV} Il Piccolo Principe, 1943 - 2013




Tutti i grandi sono stati bambini una volta.
(Ma pochi di essi se ne ricordano.)
dal libro "Il Piccolo Principe"
di Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry

11 maggio 2013

{LXXXIV} Sabato


É di mattino che il passaparola e non il suono delle campane mi porta la triste ed annunciata notizia. La mia memoria corre ad un allegro giorno lungo il fiume Adda ed a un sorriso dietro un piatto di fumanti tagliatelle. Da una cima dei nostri monti ti arrivi il mio grazie...e che la terra ti sia lieve.





5 maggio 2013

{LXXXIII} Lago del Segrino


Un lago, tre giorni, tre giri, tre immagini
(omaggio ai numeri primi)


giro del primo maggio
giro del tre maggio
giro del cinque maggio



28 aprile 2013

{LXXXII} Viandanti


All'improvviso mi sembra che una delle differenze tra la gioventù e la vecchiaia potrebbe essere questa: da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri. (Il senso di una fine - Julian Barnes)


olio su tela di Trento Longaretti

23 aprile 2013

{LXXX} Piazza Garibaldi






È una luce rossa che mi ferma
un’ombra storta mi guarda.
Non è vuota la mano che si ritrae
un sorriso la segue.
É diverso il colore della luce
sono diverso io che parto.




12 aprile 2013

{LXXIX} Bocciolo di rosa (con goccia)



ROSEBUD
Non pretendo di dire la parola
che scoccata dal cuore traversi
le dodici scuri forate
fino a forare il cuore del pretendente.
Io traccio il mio bersaglio
intorno all'oggetto colpito,
io non colgo nel segno ma segno
ciò che colgo, baro,
scelgo il mio centro dopo il tiro
e come con un'arma difettosa
di cui conosco
ormai
lo scarto, adesso
miro alla mira.

Valerio Magrelli




21 marzo 2013

{LXXVIII} Alpe Ortighera

Manca qualche giorno alla fine dell'inverno quando un amico mi chiama dicendomi: ci sei giovedì per l'ultima ciaspolata? Gli rispondo che farò il possibile per esserci. É il primo giorno di primavera quando, non proprio di mattino presto, partiamo dall'Alpe di Paglio. La giornata è di quelle memorabili, la neve è molta e soffice. Il paesaggio che ci circonda affascina i miei amici, sono contenti della scelta. Al tocco, ci fermiamo per un panino. Una staccionata vicino a delle case è la nostra sedia. Mi verso una tazza di tè e mi viene da pensare; tre piaceri in uno. Avvolgendo la tazza con le mani ci si riscalda, avvicinadola se ne annusa il profumo ed infine con un sorso si gusta il sapore. (*)











(*) dal film Educazione siberiana di Gabriele Salvatores, tratto dal libro di Nicolai Lilin