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21 agosto 2013

{XCVI} Il lago di Sartirana










La leggenda

C’era una volta un pellegrino vecchio e stanco; era in cammino da molto tempo senza essersi fermato in alcun luogo. Si narra che quando giunse a Sartirana, molti e molti secoli or sono, il lago non esistesse ancora ed il paese si adagiasse in una ridente valle dove i contadini vivevano felici con le loro famiglie. Era già tardo pomeriggio quando il pellegrino giunse nel centro abitato. Il poveretto girava e rigirava per le vie del paese in cerca di ospitalità. Il cuore di tutti era così indurito che nessuno gli volle prestare attenzione; anzi, tutti, a cominciare dai bambini, presero a deriderlo. Persiane e porte di ogni casa gli venivano chiuse in faccia. Le madri, benché affaccendate nei lavori domestici, correvano a vederlo e nascondevano i figli sotto i propri grembiuli. C’era anche chi, ancor più timoroso, si nascondeva dietro gli stipiti delle porte e lo guardava passare mogio e triste con quel cappello scuro calcato sulla testa, la lunga barba, i piedi nudi, il bastone, la bisaccia un po’ logora ed un pastrano consumato dai tarli e dagli anni. Però, proprio mentre stava passando davanti all’ultima casa, una porta si aprì e sul ballatoio comparve una donna di mezza età. Era rimasta vedova da alcuni anni ed abitava sola con i figli. Subito, vedendolo così sporco e stanco, offrì ospitalità al pellegrino. Quando fu l’ora di andare a dormire, la vedova lo accompagnò nella camera che aveva preparato. Egli la ringraziò commosso e si coricò contento. Anche la donna andò subito a dormire e quella le sembrò proprio una notte tranquilla. Al mattino però, una visione straordinaria le doveva apparire davanti agli occhi; infatti, alzatasi di buon’ora, dopo aver aperto la finestra, al posto del paese vide che c’era un lago: delle case e dei suoi abitanti non era rimasta traccia. http://www.lagodisartirana.it

10 agosto 2013

{XCV} Notte di S. Lorenzo


Ci si ritrova al Ponte dei Bottini, lungo quello che fu il percorso della tramvia Como-Erba.
Tavolate illuminate da piccoli ceri, musiche zingaresche e giochi di fuoco.
É davvero una notte speciale.









Questa notte da tempi senza memoria è dedicata al martirio di San Lorenzo.Le stelle cadenti sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che scendono sulla terra solo il giorno della sua morte, contribuendo a creare un'atmosfera magica e carica di speranza. Nella tradizione popolare, le stelle del 10 agosto sono anche chiamate fuochi di San Lorenzo, poiché ricordano le scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui fu ucciso. Nella realtà San Lorenzo fu decapitato.
Questa tradizione è così radicata e evocativa che anche il poeta Giovanni Pascoli vi dedicò un canto, chiamato X AGOSTO, in cui rievocò la morte del padre ucciso in un'imboscata proprio quel giorno.


San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo favilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono...
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!
 


4 agosto 2013

{XCIV} Piroscafo PATRIA


Se il Castello Baradello, dominante la città è assunto a simbolo storico di Como, il piroscafo Patria lo affianca negli affetti di tutti i lariani e non solo...Ora è ormeggiato di fronte a Villa Olmo a farsi ammirare nella sua nuova veste. Sul ponte di prua ascolto le note di una canzone d’epoca provenienti dalla fisarmonica di un’artista di strada. Chiudo gli occhi e complice un leggero beccheggio mi sembra di navigare.









STORIA DEL PATRIA
Alla fine della Prima Guerra Mondiale, nel 1918, la "Lariana", società allora esercente il servizio di navigazione sul Lago di Como, per far fronte al numero sempre maggiore di passeggeri, avvia un programma di adeguamento della propria flotta, con il rinnovamento dei vecchi natanti, la realizzazione di un nuovo cantiere a Dervio e la costruzione di due nuovi piroscafi, i battelli gemelli "Savoia" (che prenderà poi il nome di "Patria"), varato il 31 luglio del 1926, e il "28 Ottobre", varato il 2 novembre 1926. A differenziarli solo il numero di strisce bianche orizzontali sul fumaiolo: uno per il "Savoia" e due per il "28Ottobre". Il 28 maggio 1927 il re Vittorio Emanuele III giunge a Como per l'inaugurazione delle Esposizioni del Centenario Voltiano a Villa Olmo. Dopo l'inaugurazione, il re s'imbarca sul piroscafo "Savoia" per una crociera in centro lago. Il "Savoia" è scortato dai piroscafi "Plinio" e "28 Ottobre". Il 15 giugno 1935 il "Savoia" e il "28 Ottobre" vengono impiegati dalla Lariana per il IV Raduno Lariano dell'Associazione Volontari di guerra "Azzurri di Dalmazia". In quest'occasione i due piroscafi trasportano da Como a Lecco e ritorno oltre 1500 volontari. Nel 1942, a causa dell'oscuramento notturno imposto dalla guerra, il "Savoia" si arena alla foce del torrente Liro a Gravedona. In seguito alla caduta del regime fascista, il 25 luglio 1943, il Comando di Presidio di Como richiede al presidente della Lariana comm. Felice Baragiola il cambio dei nomi dei piroscafi. Il "Savoia" prese il nome di "Patria" ed il "280ttobre" quello di "Concordia". Dalla fine del 1944 le incursioni aeree alleate attaccano anche i mezzi della navigazione. Nel gennaio del 1945 II "Patria", insieme al piroscafo "Bisbino", vengono mitragliati in centro lago. Sul "Patria" si contarono 5 morti e 17 feriti. Alla fine della guerra lo stato della flotta della Lariana è disastroso. Nel dopoguerra la Lariana è alle prese con una gravissima crisi economica, dovuta agli ingenti danni subiti. Ciononostante la Società riesce a compiere alcune importanti migliorie sulla flotta. Il 21 agosto 1952, dopo anni di discussioni, la Lariana è costretta a cessare il proprio servizio. Alla Lariana subentra la Gestione Commissariale Governativa, che rileva gran parte della flotta. Il 27 giugno 1966 il Patria torna a navigare dopo essere stato rimesso a nuovo, pitturato tutto di bianco con la ciminiera bassa a strisce rosse. Il 1° agosto 1969 il Ministro dei Trasporti nomina gestore della Navigazione l'ispettore generale Pietro Santini che diede il via a un ammodernamento della flotta. Così, il 10 giugno 1973, il Patria viene ripresentato all'utenza con paratie di vetro che permettono di vedere il lavoro delle ruote a pale, con il salone di prima classe arredato con divani e poltrone di pelle rosso scuro, con il soffitto a mosaico, il parquet lucido secondo gli schemi originali di costruzione. All'inizio degli anni '90 l'utilizzo dei piroscafi sul lago di Como ha una forte contrazione: il "Patria" viene posto in disarmo, mentre il "Concordia", abitualmente utilizzato ogni domenica, viene sottratto al servizio di linea e riservato ai soli noleggi.

I NUMERI DEL PATRIA
Lo scafo ha una lunghezza fuori tutto di 53,77 metri, una larghezza di 6,40 metri (che raggiunge i 12,30 metri con le ruote) e un'altezza laterale di 2,60 metri. Il piroscafo ha un'immersione a pieno carico di 1,35 metri ed un dislocamento di 209,95 tonnellate che diventano 286,14 a pieno carico. La portata iniziale era di 900 persone e l'equipaggio di 10, fra cui 2 macchinisti e 2 fuochisti.La potenza del piroscafo era di 660 CV e la velocità massima di 28 km/h. Il consumo orario era di 450 kg di carbone.
(Testo tratto da una brochure distribuita a bordo)

29 luglio 2013

{XCIII} 23011* giorni


È la memoria materna che mi dice “era di sabato e suonavano le campane del mezzogiorno”.
Era l’anno santo. La TV non c’era ancora a dirci che per superare il grande caldo di quell’estate, bisognava mangiare frutta e verdura, di bere molto e non uscire di casa al pomeriggio. Erano tutte cose che la gente sapeva senza aver letto libri e ascoltato  conferenze. La saggezza dell’esperienza tramandata a voce. Tutto questo 23011* giorni fa.




Fate quel che potete, con ciò che avete, dove siete.
Theodore Roosvelt (1858 – 1919)
26° presidente USA

*ora i conti tornano
(evitato il falso in bilancio)

25 luglio 2013

{XCII} Post Card



Vado ad aprire la cassetta delle lettere e trovo una cartolina illustrata. Ebbene sì, esistono ancora nonostante il mondo collegato 24/24. Sono spedite con tanto di francobollo da 0,70 €, leccato e incollato. L’ammiro per un po’, i posti li conosco, sempre di grande fascino. La giro e trovo le firme di tutti…, grazie.

Post Card - photo Stefano Zardini
Agosto 2008
Agosto 2008
Agosto 2008
Agosto 2008

23 luglio 2013

{XCI} Rosso cielo


È in questi momenti che bisogna cercare nella memoria ciò che ci ha più colpito ed emozionato. Usare la memoria come propellente ecologico del nostro essere. Un film e la foto di un amico oggi mi serviranno per il “pieno”.





Senti Mirco, ma tu ci vedi?
Sì, sì.. e te da quand'è che sei così?
Sono...dalla nascita, e i colori come sono?
Sono belli!
Il tuo preferito?
Il blu
Com'è?
Il blu... è come quando vai in bicicletta e il vento ti spiaccica in faccia, oppure come il mare.
Il marrone - senti- è come la corteccia di questo albero.. è ruvida, senti!
E il rosso?
Il rosso è come il fuoco, è come il cielo al tramonto!

(dal film “Rosso come il cielo” di Cristiano Bortone)
 

14 luglio 2013

{XC} il NOME del fiore

All’inizio era un fiore senza nome, questo solo per me, naturalmente. Il germoglio cominciava a presentarsi verso la fine di giugno e poi con tutta calma sbocciava. Molto era il tempo impiegato per mostrarsi, però poi si lasciava ammirare a lungo. Mi ha sempre intrigato questo suo modo di essere. Dietro un’apparente riservatezza nascondeva un gran voglia di far parte, da protagonista, del giardino. Sembrava volesse comunicare qualche cosa di importante, una specie di messaggio fuori dal tempo ma legato al tempo stesso. Al ritorno da una camminata, sento amici che parlano di fiori e allora pongo loro il quesito; conoscete un fiore che è alto così, grosso così e di colore biancoblu…? Poco dopo la mia domanda, il fiore, anche per me aveva finalmente un NOME...









L'agapanto (Agapanthus L’Hér.) è un genere di piante erbacee perenni
appartenenti alla famiglia delle Liliaceae e originarie del Sudafrica.
Il nome deriva dal greco agàpe (amore) e ànthos (fiore).
Il fiore, appunto, dell'agapanthus è di colore blu cielo
ed è raccolto come a formare un grande ombrello.
Può raggiungere fino a 60 cm di altezza.

L'Hér.
abbreviazione standard utilizzata per le piante descritte da
Charles Louis L'Héritier de Brutelle (1746 – 1800)




1 luglio 2013

{LXXXIX} Omaggio a...

Si va a Villa Ghirlanda di Cinisello Balsamo a vedere la mostra dedicata al fotografo Gabriele Basilico (1944-2013). Paesaggi urbani, rigorosamente in b/n. Al ritorno sosta a Bovisio Masciago, dove scopro l'esistenza del basilico rosso...








17 giugno 2013

{LXXXVIII} Ninfee










Nel linguaggio dei fiori, alla ninfea sono accostati molti significati; stima, freddezza, ammirazione, amore platonico, castità, purezza di cuore e simbolo dell'alba...ognuno può scegliersi il proprio.


30 maggio 2013

{LXXXVI} Le cave di pietre - Albese con Cassano





A nord del vecchio centro storico di Albese, sono tuttora presenti le tracce ben visibili di tre cave di pietra da costruzione. La prima cava ad essere sfruttata in ordine di tempo è stata la quella detta di Rundinina, di proprietà della famiglia Torchio. Secondo alcune testimonianze, questa cava fu probabilmente attivata in occasione della nuova Chiesa Parrocchiale di S. Margherita, nella seconda metà del 1700 e fu dismessa verso la metà del secolo successivo. Verso la metà del secolo XIX, dopo la chiusura della cava di Rundinina, fu aperta la seconda, posizionata al confine con la proprietà Seveso. Infine, dopo l’abbandono della seconda cava, venne dato avvio allo sfruttamento della terza, detta di Fusana (o Fossana), abbandonata definitivamente nei primi anni ’60. Lo spettacolo è imponente: il fronte di cava è semicircolare e da un interstrato a circa metà altezza della parete si verifica uno stillicidio costante di acque (in periodi di forti piogge è particolarmente impressionante e cospicuo) che favorisce la crescita di una vegetazione particolare di muschi. Una recente ricerca ha stabilito che dette acque provengono dal torrente Cosia. Da queste cave venivano estratti soprattutto blocchi di Calcare di Moltrasio, di colorazione dal grigio al beige, con liste e noduli di selce, in genere ben stratificati e separati da sottili livelli argilloso-marnosi. I blocchi ricavati, dal peso di circa 30-40 Kg e dalle dimensioni di circa 20-25 cm di altezza per 30-40 cm di lunghezza, venivano caricati su robusti carri, i “Car” e trasportati a valle; dopo aver attraversato le vie del centro storico, pesati sulla pesa pubblica ancora oggi esistente in Via Vittorio Veneto - angolo Via IV Novembre. In alcuni giorni transitavano per la “pesata” anche 15 carri carichi; da qui i carri intraprendevano il viaggio verso i paesi del circondario, in particolare Cantù. Questi blocchi venivano usati, fino alla metà del secolo scorso, per lo più come materiali da costruzione. Le pietre meno pregiate dal punto di vista estetico servivano per realizzare i piani superiori degli edifici e successivamente intonacate. Molti sono gli edifici realizzati in Albese con le pietre di queste cave, come pure i muri di cinta o di contenimento presenti per le vie del paese. (testo tratto da una pubblicazione del comune di Albese con Cassano)

18 maggio 2013

{LXXXV} Il Piccolo Principe, 1943 - 2013




Tutti i grandi sono stati bambini una volta.
(Ma pochi di essi se ne ricordano.)
dal libro "Il Piccolo Principe"
di Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry